Porto di Marina di Cassano - Risposta all'Architetto Alborno


Gentile Architetto Alborno,

la ringraziamo sentitamente per la sua illuminante missiva. Davvero. Finalmente qualcuno da Bordighera — città che, come lei stesso ci ricorda con garbo, è molto simile alle nostre — si è preso la briga di spiegarci come dovremmo vivere il nostro mare. Che sollievo.

Partiamo dal punto più commovente: il progetto non genera utili. Straordinario. La famiglia Aponte — quella degli MSC, delle navi da crociera, degli panfili privati — fa tutto questo per pura filantropia, per gratitudine verso il territorio d'origine. Gesù in persona cacciò i mercanti dal tempio, ma evidentemente non aveva ancora conosciuto questo modello di business. Ci chiediamo solo: in quale universo parallelo un imprenditore investe milioni in un porto turistico, lo gestisce "per il tempo strettamente necessario a rientrare dall'investimento" e poi lo dona? E soprattutto, chi stabilisce quando esattamente si è "rientrati"? Tranquilli, ci fidiamo. Assolutamente.

Ma il vero capolavoro letterario della lettera è altrove. L'architetto — con la delicatezza di un mattone lanciato da un'impalcatura — si chiede retoricamente se noi cittadini preferiamo "ormeggiare in modo precario" oppure usufruire di servizi moderni, "compresa la possibilità di svuotare in fognatura le casse dei servizi igienici delle imbarcazioni."

Ci fermiamo un momento.

Architetto Alborno, con tutto il rispetto dovuto ai suoi 75 anni di studio e alle sue frequentazioni di Cala del Forte, San Lorenzo e Aregai: la stragrande maggioranza dei carottesi e dei santanellesi non ha uno panfili. Non ha una barca a vela. Non ha un gommone. Non ha un canotto gonfiabile comprato al discount. Qualcuno ha forse un pedalò sgonfio in cantina. La questione dello svuotamento delle casse di sentina, dunque, ci tocca nel profondo dell'anima esattamente quanto ci toccherebbe un dibattito sulla migliore cera per lucidare il Falcon 900.

Il referendum, che lei liquida con elegante sufficienza come una contrapposizione tra "situazione acquisita" e "nuova economia", è invece qualcosa di molto più semplice: è la gente del posto che dice no, grazie a un regalo che nessuno ha richiesto, che pochissimi gradirebbero.

Perché — e qui arriviamo al punto — il tono della sua lettera è, involontariamente ma inequivocabilmente, quello di chi spiega agli indigeni cosa è bene per loro. Noi carottesi e santanellesi, a quanto pare, ci facciamo il bagno in acque sporche senza saperlo, ormeggiamo male senza rendercene conto, e viviamo in un borgo che aspetta solo di ricevere il suo piano del colore. Per fortuna è arrivato lei da Bordighera a farcelo notare.

Ci permetta di rassicurarla: non abbiamo la sveglia al collo. Certi regali sappiamo valutarli con la nostra testa, guardando ai fatti e all'interesse collettivo, senza bisogno di lezioni esterne.

Con i più cordiali saluti,

I cittadini di Piano di Sorrento e Sant'Agnello, che si godono il mare benissimo anche senza svuotare le casse di sentina

Commenti

Post popolari in questo blog

Il Sindaco del Sì

PORTO DI MARINA DI CASSANO - LETTERA APERTA AL SIG. APONTE

Ripensare la Festa di San Michele: tra tradizione e necessità di rinnovamento