Le vie dimenticate - Riflessione sul Corpus Domini 2026
Come trent'anni di scelte sbagliate hanno spento una delle feste più belle della nostra comunità — e perché è tempo di tornare indietro.
Poi, più di trent'anni fa, l'allora parroco don Arturo cominciò a ridurre il percorso. Ricordo bene quella progressione: prima dalla Basilica ai campi da tennis, l'anno successivo fino a un condominio a Ripa di Cassano, poi ancora più corto, ancora più piccolo, ancora più anonimo. Come se la presenza di Gesù Eucaristia nel cuore del paese fosse diventata un fastidio logistico da contenere, anziché un dono da offrire a tutti.
Ma neanche questo bastava a svilire del tutto la tradizione. Il colpo di grazia arrivò con la decisione di riunire le tre parrocchie in un unico corteo: un'operazione presentata forse come segno di unità, che si è rivelata invece la pietra tombale di una celebrazione vissuta, partecipata, radicata nel territorio. Da allora assistiamo, ormai da decenni, a quello che non esito a chiamare uno scempio.
I più giovani non ricordano cosa fosse il nostro Corpus Domini. E questo è il danno più grave: ciò che è stato ridotto per comodità o per disattenzione è diventato norma, e la norma non si mette in discussione. Ma normale non è, e non può essere.
Ci sono intere zone del paese che da decenni non vedono passare Gesù Eucaristia. La zona a valle, Via Ripa di Cassano, Via Madonna di Rosella, Via Cassano — e ancora la zona collinare. Sono strade dimenticate, e con esse le persone che le abitano: anziani, malati, chi non può uscire di casa. Persone che, ne sono convinto, anelano vedere passare l'Ostia Consacrata sotto le loro finestre, e a cui questo conforto è stato sottratto senza che nessuno lo chiedesse, senza che nessuno lo spiegasse.
È tempo di tornare al vero Corpus Domini. Ogni parrocchia torni ad organizzare il proprio corteo e tocchi quante più vie è possibile, in una festa autentica per tutto il paese. Non servono grandi risorse: serve volontà. Nei comuni vicini si vede ancora cosa significa celebrare questa giornata nel suo spirito più profondo: infiorate per le strade, balconi addobbati, portoni aperti, famiglie affacciate. Una Chiesa che cammina tra la gente, non che la convoca in un punto e poi scompare.
Agli amministratori parrocchiali chiedo con fermezza di porre fine a quello che fu un errore grave, compiuto forse in buona fede ma perpetuato senza sufficiente riflessione. Non è questione di nostalgia: è questione di giustizia verso una comunità intera e verso chi, ai margini della vita e del paese, ha più bisogno di sentirsi parte di qualcosa di grande.
Che questo sia l'ultimo anno in cui questo svuotamento si consuma. Dall'anno prossimo, si torni a celebrare il Corpus Domini per tutte le vie del paese — tutte, nessuna esclusa.

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