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La barchetta dei naufraghi (e il pastore che non c’è)

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La mia barchetta sgangherata è di nuovo piena. Succede ogni volta che la diocesi sposta un amministratore parrocchiale, che qualcuno si ostina a chiamare “parroco”. Per pudore, immagino. “Amministratore” suona troppo da condominio, e infatti la gestione è quella. Oggi salgono a bordo gli amici di Mortora e i simpatizzanti di don Rito. Dopo il suo trasferimento a Capri (promozione panoramica, bisogna ammetterlo) si sono ricordati del giuspatronato. Prima non si sa, forse era in manutenzione. Benvenuti. Anni fa toccò ai fedeli di Morte ed Orazione, quando la sorte colpì don Pasquale. Conosco già il finale: passato il clamore, scenderete alla chetichella per lasciare il posto ai prossimi. Meta? Sant’Agnello? Prenotate pure, il biglietto è sempre valido. Ecco il punto: le battaglie non si fanno per una persona, si fanno per un diritto. Se vi indigna solo quando portano via il vostro prete, non state difendendo la legalità, state difendendo il vostro prete. Sono due cose diverse, e la dioc...

Centoventi anni di storia, centoventi anni di dignità

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  Era il 1906, e in una Milano fumante di ciminiere e di speranze nasceva la Confederazione Generale del Lavoro. Centoventi anni fa, uomini e donne che non possedevano altro che le proprie braccia decisero che la fatica non sarebbe più stata sinonimo di servitù, e che il lavoro avrebbe avuto finalmente una voce, un nome, una bandiera. Da allora nessun'altra organizzazione sindacale italiana può vantare radici tanto antiche e tanto profonde: la CGIL è il sindacato più antico del nostro Paese, il tronco da cui si è irradiata l'idea stessa di diritto del lavoro in Italia. Ma la sua storia non è soltanto lunga: è stata, soprattutto, una storia di coraggio. Quando il fascismo calò sull'Italia come una notte senza stelle, quando le Camere del Lavoro venivano date alle fiamme e i sindacalisti bastonati, esiliati, incarcerati, il sindacato libero fu soffocato, ma non spento. Visse nella clandestinità, nelle carceri, al confino, nelle fabbriche che nel marzo del 1943 osarono fermar...

VENT'ANNI DI SOPRUSO. BASTA.

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Voi preti che vendete a tutti un'altra vita Se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito Guardatevi nel cuore, l'avete già tradito (F. Guccini) Vent'anni. Fatevi entrare in testa questo numero: 240 mesi, 7.305 giorni, oltre 631 milioni di secondi. Un'intera generazione buttata via, svanita nel nulla mentre qualcuno, comodamente seduto nella sua curia, ha deciso che le regole valgono per tutti tranne che per sé stesso. Era il 30 giugno 2006. L'Italia giocava contro l'Ucraina ai Mondiali di Germania, ma a Carotto non importava a nessuno: c'era don Arturo che diventava Vescovo, c'era Via delle Rose addobbata a festa, c'era un tappeto azzurro disteso come un sogno. Un giorno di gioia. Un giorno che avrebbe dovuto segnare un passaggio, non l'inizio di una vergogna istituzionale durata due decenni. E invece. Da quel giorno la Diocesi ha trasformato una misura d'emergenza in uno strumento permanente di elusione. Parliamo dell'Amministra...

La processione che piange

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Tra una settimana le strade di Piano si vestiranno ancora di devozione. La Madonna delle Grazie di Marina di Cassano tornerà a percorrere il nostro paese, Lei che è Patrona insieme a San Michele, Lei che per generazioni ha benedetto il mare e aperto la stagione balneare ai carottesi. Un'occasione che dovrebbe stringere il cuore per la commozione, che dovrebbe far sentire vivo il senso di appartenenza a una comunità. Dovrebbe. Perché qualcosa si è rotto. Qualcosa di prezioso e di antico è stato spezzato in silenzio, quasi senza che ce ne accorgessimo. La processione che fu sinonimo di festa, di calore, di popolo unito sotto il cielo di luglio, oggi assomiglia — è doloroso dirlo, ma bisogna dirlo — a un funerale. La colpa ha un nome, ha una responsabilità precisa: l'attuale Amministratore Parrocchiale ha scelto di soffocare il suono della banda con interminabili litanie amplificate, recitate da lui in persona attraverso un sistema portatile che segue il corteo come un'ombr...

Porto di Marina di Cassano - Risposta all'Architetto Alborno

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Gentile Architetto Alborno, la ringraziamo sentitamente per la sua illuminante missiva. Davvero. Finalmente qualcuno da Bordighera — città che, come lei stesso ci ricorda con garbo, è molto simile alle nostre — si è preso la briga di spiegarci come dovremmo vivere il nostro mare. Che sollievo. Partiamo dal punto più commovente: il progetto non genera utili . Straordinario. La famiglia Aponte — quella degli MSC, delle navi da crociera, degli panfili privati — fa tutto questo per pura filantropia, per gratitudine verso il territorio d'origine . Gesù in persona cacciò i mercanti dal tempio, ma evidentemente non aveva ancora conosciuto questo modello di business. Ci chiediamo solo: in quale universo parallelo un imprenditore investe milioni in un porto turistico, lo gestisce "per il tempo strettamente necessario a rientrare dall'investimento" e poi lo dona ? E soprattutto, chi stabilisce quando esattamente si è "rientrati"? Tranquilli, ci fidiamo. Assolutamen...

Le vie dimenticate - Riflessione sul Corpus Domini 2026

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  Come trent'anni di scelte sbagliate hanno spento una delle feste più belle della nostra comunità — e perché è tempo di tornare indietro. Oggi si celebra il Corpus Domini. Al catechismo ci insegnavano che era la festa in cui Gesù Eucaristia si faceva prossimo alla nostra quotidianità, attraversando le vie del paese. Quando ero bambino, ci si impegnava perché il corteo toccasse quante più strade possibile: era quasi una gara, e ogni portone addobbato con fiori, stoffe e decorazioni era un punto d'onore per chi vi abitava. Ogni parrocchia aveva il suo corteo. I bambini delle prime comunioni sfilavano ancora con l'abito di quel giorno solenne. Insomma, era un coinvolgimento bello, vero e totale dell'intera comunità. «Sono zone ormai dimenticate dalla Chiesa carottese: anziani e malati che da decenni non hanno più questo conforto.» Poi, più di trent'anni fa, l'allora parroco don Arturo cominciò a ridurre il percorso. Ricordo bene quella progressione: prima dalla Ba...

2 GIUGNO 1946 – 2 GIUGNO 2026 Ottant'anni di Repubblica: come votarono i cittadini di Piano di Sorrento

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  Il 2 giugno 2026 l'Italia celebra l'80° anniversario del Referendum istituzionale che segnò una delle svolte più importanti della storia nazionale. In quella giornata gli italiani furono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica, determinando la forma dello Stato che ancora oggi caratterizza il nostro Paese. Fu una data storica anche perché, per la prima volta in una consultazione politica nazionale, votarono le donne italiane, inaugurando una nuova stagione di partecipazione democratica. A distanza di ottant'anni, i dati conservati negli archivi elettorali consentono di ricostruire come si espresse la comunità di Piano di Sorrento in quel lontano 2 giugno 1946. Piano di Sorrento torna Comune autonomo Quando si svolse il referendum, Piano di Sorrento aveva da poche settimane riacquistato la propria autonomia amministrativa. L'unificazione con il Comune di Sorrento cessò infatti il 24 aprile 1946, poco più di un mese prima della consultazione elettorale. I cittad...