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Le vie dimenticate - Riflessione sul Corpus Domini 2026

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  Come trent'anni di scelte sbagliate hanno spento una delle feste più belle della nostra comunità — e perché è tempo di tornare indietro. Oggi si celebra il Corpus Domini. Al catechismo ci insegnavano che era la festa in cui Gesù Eucaristia si faceva prossimo alla nostra quotidianità, attraversando le vie del paese. Quando ero bambino, ci si impegnava perché il corteo toccasse quante più strade possibile: era quasi una gara, e ogni portone addobbato con fiori, stoffe e decorazioni era un punto d'onore per chi vi abitava. Ogni parrocchia aveva il suo corteo. I bambini delle prime comunioni sfilavano ancora con l'abito di quel giorno solenne. Insomma, era un coinvolgimento bello, vero e totale dell'intera comunità. «Sono zone ormai dimenticate dalla Chiesa carottese: anziani e malati che da decenni non hanno più questo conforto.» Poi, più di trent'anni fa, l'allora parroco don Arturo cominciò a ridurre il percorso. Ricordo bene quella progressione: prima dalla Ba...

2 GIUGNO 1946 – 2 GIUGNO 2026 Ottant'anni di Repubblica: come votarono i cittadini di Piano di Sorrento

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  Il 2 giugno 2026 l'Italia celebra l'80° anniversario del Referendum istituzionale che segnò una delle svolte più importanti della storia nazionale. In quella giornata gli italiani furono chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica, determinando la forma dello Stato che ancora oggi caratterizza il nostro Paese. Fu una data storica anche perché, per la prima volta in una consultazione politica nazionale, votarono le donne italiane, inaugurando una nuova stagione di partecipazione democratica. A distanza di ottant'anni, i dati conservati negli archivi elettorali consentono di ricostruire come si espresse la comunità di Piano di Sorrento in quel lontano 2 giugno 1946. Piano di Sorrento torna Comune autonomo Quando si svolse il referendum, Piano di Sorrento aveva da poche settimane riacquistato la propria autonomia amministrativa. L'unificazione con il Comune di Sorrento cessò infatti il 24 aprile 1946, poco più di un mese prima della consultazione elettorale. I cittad...

Il Conte Rosso: la grande strage dimenticata del mare italiano

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  Ogni 24 maggio, ricordare il Conte Rosso significa ridare voce alla più grande tragedia della marineria italiana nella Seconda guerra mondiale — e a chi in quel mare non ha avuto neppure una tomba. 24 maggio 2026 · Storia & Memoria · 85° anniversario L'affondamento Il piroscafo Conte Rosso , transatlantico varato nel 1914 per il Lloyd Sabaudo, era stato requisito in guerra per il trasporto truppe verso il Nord Africa. Il 24 maggio 1941 salpò da Napoli alle 4.40 del mattino, diretto in Libia, all'interno di un convoglio scortato da cacciatorpediniere e torpediniere, con a bordo 2.729 uomini tra soldati, marinai ed equipaggio. La navigazione proseguì fino alle 20.40, quando al largo di Siracusa — circa dieci miglia a est di Capo Murro di Porco — il convoglio venne intercettato dal sommergibile britannico HMS Upholder. Due siluri colpirono in pieno il Conte Rosso , che affondò di prua in pochissimi minuti, trascinando con sé centinaia di uomini imprigionati nelle stiv...

Il Sindaco del Sì

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Tutto dipende, in questa vita, dal punto di vista. Riguardo al progetto di porto a Marina di Cassano, promosso dalla società riconducibile all'imprenditore Aponte, il sindaco di Sant'Agnello ha pronunciato un netto e convinto sì . Un sì al benessere dei propri concittadini, un sì alla difesa di un ambiente e di una costa già ampiamente compromessi, un sì alle generazioni future alle quali questo territorio andrà consegnato. Sì coraggiosi, perché contrapposti all'interesse privato di chi intende realizzare un'opera imponente su un demanio pubblico, presentandola come un dono alla collettività. Un dono che nessun cittadino di Carotto o di Sant'Agnello aveva richiesto, né avvertiva come necessario. La realtà è semplice: nessuno di noi — che fatica a far quadrare i conti a fine mese — possiede imbarcazioni di lusso da ormeggiare in questo porto. Ciò che invece avvertiamo tutti, e con urgenza, è il bisogno di riappropriarci dei nostri litorali. Vogliamo che i nostri fi...

Corrado Catenacci, un signore di altri tempi

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  A marzo se n'è andato il dottor Corrado Catenacci. Forse il suo nome non dirà nulla a molti di voi — e questo, in fondo, è già una piccola tristezza. Eppure, se un giorno entrate nella sala consiliare del Comune di Piano di Sorrento e percorrete con gli occhi quella lista di sindaci incisa nella memoria collettiva di un paese, il suo nome lo trovate lì, silenzioso e fedele. Il Prefetto Catenacci fu commissario del nostro comune nel 1966 e nel 1967, e in quegli anni — brevi come un'estate — cambiò per sempre la vita di persone che non avrebbero mai dimenticato. C'era tra loro mio padre. Da anni si trascinava un contratto a tempo determinato, rinnovato ogni tre mesi come se la vita potesse esistere a rate, come se costruire un futuro fosse un lusso che qualcuno ti concedeva o ti revocava con una firma. Poi arrivò Catenacci, e quella precarietà finì. Non con indifferenza burocratica, non con la fredda efficienza di chi fa solo il suo dovere — ma con la consapevolezza di ch...

Bella Ciao non è di parte. È la nostra Costituzione che canta.

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Chi accusa questo inno di dividere l'Italia mente a se stesso — o sa benissimo cosa vuole cancellare dalla memoria collettiva. Una risposta dura a chi usa il 25 aprile per fare la vittima. Ieri, nell'Aula della Camera dei deputati, mentre si consumava il voto finale su un decreto sicurezza già definito incostituzionale dal Quirinale, i deputati dell'opposizione si sono alzati in piedi e hanno intonato Bella Ciao. Cartelli in mano: «La nostra sicurezza è la Costituzione». Era la vigilia del 25 aprile. Era, in ogni senso, il momento giusto. La reazione della destra è stata immediata, prevedibile, rivelatrice. Matteo Salvini — rimasto plasticamente seduto mentre i suoi alleati di Fratelli d'Italia cantavano l'Inno di Mameli — ha sentenziato: «Siamo qui per il decreto sicurezza, non è un festival canoro. Rispetto l'inno nazionale, ma quelli cantano Bella Ciao, mi sembra una mancanza di rispetto». Gianfranco Rotondi di FdI ha accusato l'opposizione di «cantare pe...

Ottanta candeline per Piano di Sorrento

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  Ottant'anni. Ottant'anni fa, in questo stesso giorno d'aprile, ti ridavano il nome. Un nome che sapeva di radici, di pietra lavica, di mare e di aranci — Piano di Sorrento . Era il 24 aprile 1946, e la Gazzetta Ufficiale portava stampate quelle parole che spezzavano diciannove anni di silenzio imposto: tu tornavi a esistere, libera, dopo che il regime ti aveva strappato a te stessa e consegnata a un'unione che non avevi scelto. Rinascevi come rinascono le cose vere — non tra squilli di tromba, ma con la dignità silenziosa di chi sa chi è. E in questi ottant'anni, mia cara, né hai vissuti di giorni. Nei tuoi uffici si sono alternati volti e voci, colleghi che ricordo con affetto genuino, ciascuno portando un pezzo della propria vita dentro le tue mura. Hai visto sfilare sindaci e commissari, politici che ti hanno amata con le opere e qualcuno che ti ha amata solo a parole — o peggio, che ti ha ferita. Ma tu, come tutte le cose che hanno radici profonde, sei rimas...