Centoventi anni di storia, centoventi anni di dignità

 


Era il 1906, e in una Milano fumante di ciminiere e di speranze nasceva la Confederazione Generale del Lavoro. Centoventi anni fa, uomini e donne che non possedevano altro che le proprie braccia decisero che la fatica non sarebbe più stata sinonimo di servitù, e che il lavoro avrebbe avuto finalmente una voce, un nome, una bandiera. Da allora nessun'altra organizzazione sindacale italiana può vantare radici tanto antiche e tanto profonde: la CGIL è il sindacato più antico del nostro Paese, il tronco da cui si è irradiata l'idea stessa di diritto del lavoro in Italia.

Ma la sua storia non è soltanto lunga: è stata, soprattutto, una storia di coraggio. Quando il fascismo calò sull'Italia come una notte senza stelle, quando le Camere del Lavoro venivano date alle fiamme e i sindacalisti bastonati, esiliati, incarcerati, il sindacato libero fu soffocato, ma non spento. Visse nella clandestinità, nelle carceri, al confino, nelle fabbriche che nel marzo del 1943 osarono fermarsi sotto gli occhi del regime. E quando ancora l'Italia sanguinava, nel 1944, con il Patto di Roma la CGIL rinacque, madre e figlia della Resistenza, portando nel proprio patrimonio genetico quella vocazione antifascista che non è mai stata un vezzo, ma un giuramento.

E poiché ogni diritto conquistato ha un prezzo, la CGIL quel prezzo lo ha pagato con il sangue. Come dimenticare il Primo Maggio del 1947, a Portella della Ginestra, quando contadini inermi, donne e bambini, riuniti a festeggiare il lavoro e la vittoria nelle terre di Sicilia, furono falciati dalle raffiche della banda Giuliano? Undici vite spezzate in un giorno che doveva essere di festa, decine di feriti, e un'Italia che scopriva quanto costasse, nel Mezzogiorno della mafia e del latifondo, chiedere semplicemente giustizia. E come non ricordare Placido Rizzotto, e i tanti sindacalisti caduti perché la terra appartenesse a chi la lavora? Ogni contratto firmato, ogni tutela conquistata, ogni ora di lavoro sottratta allo sfruttamento porta impressa la memoria di quei nomi.

Centoventi anni dopo, la CGIL è ancora qui: nelle fabbriche e negli uffici, nei campi e nelle scuole, accanto ai precari, ai pensionati, ai giovani che cercano un futuro degno di questo nome. Non un monumento da contemplare, ma un cantiere sempre aperto, fedele alla lezione di Giuseppe Di Vittorio: che il sindacato esiste per restituire a ogni lavoratore la consapevolezza della propria dignità.

 Buon compleanno, CGIL. Centoventi anni, e il cammino continua.

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