30 settembre 2015

IL COMUNE UNICO? NO, GRAZIE… di Ciro Ferrigno

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Ecco uno scritto del Prof. Ciro Ferrigno che condivido in pieno, solo l’ignoranza della nostra Storia e delle nostre peculiarità puo’ spingere qualcuno ad invocare il comune unico. (Domenico Cinque)

Non c’è nulla di più “antistorico” per il popolo della penisola sorrentina dell’idea di riunire i vari Comuni attuali in uno solo, fatta eccezione per i nostalgici di quella “grandezza” che ha caratterizzato il Ventennio Fascista, di cattiva memoria. È vero che l’edilizia selvaggia degli ultimi cinquant’anni ha quasi saldato gli abitati peninsulari, ma per i cittadini rimane marcato e sentito lo specifico di ogni città che rivendica tradizioni e devozioni, antichità e vocazioni proprie, che finiscono con il connotare il carattere degli abitanti di ogni singolo nucleo. Marittimi Meta, dediti al commercio i carottesi, all’artigianato ed al turismo a Sant’Agnello, al turismo Sorrento. Chiusa ed introversa Meta, aperta ed estroversa Piano, diffidente Sant’Agnello, incline all’ospitalità internazionale con una punta di snobismo Sorrento. Fortemente devota alla Madonna del Lauro Meta, a San Michele ed alla Madonna delle Grazie Piano, all’omonimo Santo Abate Sant’Agnello, a Sant’Antonino Sorrento. Ogni centro abitato ha devozioni, feste, tradizioni popolari e culinarie proprie, sulle quali è caduta la polvere del tempo, come un sigillo. Forti affinità sono rilevabili solo tra Piano con Meta e Sorrento con Sant’Agnello. Grande incompatibilità vi è tra Piano e Meta da una parte e Sorrento dall’altra. Per incompatibilità non intendo nel modo più assoluto disamore o odio, ma mancanza di affinità caratteriale ed incapacità di condividere comuni ideali. Oggi, in nome del “risparmio” o della “modernità” si è tentati di cancellare la storia del territorio. Devono sparire i piccoli comuni, gli altri si devono associare. Sono necessarie tante periferie senza servizi e senza pubblica amministrazione, terreno fertile per clan malavitosi che si formano spontaneamente? Le grandi città italiane ne offrono già infiniti esempi. I politici che si alternano al governo del Paese non hanno capito che la ricchezza dell’Italia è proprio il piccolo, il facilmente gestibile, valida alternativa alla metropoli enorme ed ingovernabile. Le ricchezze storiche, artistiche e paesaggistiche dei piccoli centri dell’Italia, destinati a sparire dalla carta geografica, basterebbero come alternativa alle città soffocate dalle maree di turisti: Venezia, Firenze, Roma, Siena per creare nuovi itinerari e nuove sorgenti di ricchezza. La Svizzera che è un esempio di ottima gestione del territorio, con un’estensione di circa otto volte inferiore all’Italia, ha un numero di comuni che è poco più della metà di quelli italiani. Questo significa che la buona gestione del territorio si fa con l’autonomia amministrativa di ogni città e singolo paese, per piccolo ed insignificante che sia! Mi chiedo perché Sant’Agata sui due Golfi, Nerano, Moiano, Arola non abbiano ancora ottenuto l’autonomia amministrativa, è semplicemente assurdo non dare centralità a paesi di due-tremila abitanti! È assurdo che isole come Stomboli, Vulcano, Panarea, Linosa non abbiano la loro sede comunale, ma debbano dipendere da un’amministrazione a volte lontana ore di navigazione!
L’autonomia di Piano di Sorrento, nasce ufficialmente con la costituzione dell’Università (così si chiamavano allora i comuni) del Piano, suo vecchio nome, il 19 novembre 1542, ma l’anelito della popolazione all’autogoverno è ben più antica, se si considerano le tante istanze per l’autonomia da Sorrento, presentate ai governatori già negli anni 1150, 1218, 1306, 1308, 1491 ecc. e poi le infinite liti e le lotte, durate secoli e secoli. Anche in pieno Ventennio fascista, quando i quattro comuni della penisola formavano la “Grande Sorrento”, nel 1938 Piano e Meta fecero istanza per divi¬dersi da Sorrento, e riavere la loro autonomia. Infatti esiste una delibera (la n° 258 datata 30 luglio), che ha per oggetto un com¬penso al Notaio Palmieri Luigi per la sottoscrizione diretta ad ottenere la ricostru¬zione dell'ex Comune di Piano di Sorrento. Firmarono la petizione ben 2139 persone.
Che su un esiguo territorio insistano realtà diverse e spesso in conflitto tra loro non è cosa nuova. Nessuno ignora il rapporto storicamente difficile tra Capri ed Anacapri nella stessa isola o tra Lauria di Sopra e Lauria di Sotto, nella stessa città, in Lucania. Alla fine, la diversità diventa competizione e sforzo teso al superamento dell’altro e questo si tramuta in un valore aggiunto.
La parola vincente, a mio parere, per la Penisola Sorrentina non è la costituzione di un Comune unico, ma l’affidamento a consorzi autonomi della gestione di materie comuni come i trasporti, la viabilità, il traffico e l’ecologia.
È vero che tutti noi, quando ci troviamo fuori dalla penisola, diciamo di essere di Sorrento, quando poi siamo in altre regioni ci definiamo napoletani e quando siamo all’estero, italiani… Nel mio intimo, però, sono stato, sono e sarò sempre un indomabile carottese!
Il racconto del lunedì di Ciro Ferrigno

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