28 febbraio 2015

LA TENTAZIONE DI ESSERE FELICI – Libreria Mondadori Piazza Cota

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14 febbraio 2015

LA STATUA DI SAN MICHELE – TRA STORIA E POESIA di Ciro Ferrigno

10866089_341734232700122_8241858218988023253_o Oramai Rosina dormiva poco. Prima la perdita dell’unico figlio, in circostanze non del tutto chiare in mare, poi la morte del marito l’avevano lasciata in uno stato di tristezza immensa, in parte mitigata dalla fede salda nel suo Dio. Rosina si alzava, spesso, prima che sorgesse l’alba e, indossato il grande scialle di lana, si andava a sedere vicino alla finestra; lì pregava e mangiava noci, tostate nella cenere del focolare. Abitava a Gottola, antichissimo rione di Carotto, e dalla finestra vedeva in lontananza la cima del Monte Vico Alvano. Giù, di fronte, un grande giardino di alberi da frutta: aranci, limoni, un ciliegio, nespoli ed un grande gelso, che troneggiava maestoso con la chioma di foglie e il tronco massiccio con i rami pieni di nidi.
Rosina era attratta da quell’albero. Le era capitato più volte nelle ore antelucane, di scorgere nei suoi pressi un giovane alto, biondo e dalla corporatura possente. Questi guardava l’albero come a volerlo analizzare, lo toccava piano, quasi timoroso di fargli del male e poi si allontanava. Certe mattine l’albero sembrava assorbire il rosa dell’aurora, altre volte i colori dell’iride e, cosa più strana, sembrava agitarsi al vento, quando il vento non c’era, emanare riflessi di luce lunare o creare un vortice nella sua chioma di fronde. Era come se uno stuolo di angeli venisse a volare tra i suoi rami. Una notte Rosina si svegliò di soprassalto, corse alla finestra e, per un attimo, vide l’albero di gelso divorato dalle fiamme e quel giovane, con la spada sguainata, che cacciava via qualcuno, allontanando il fuoco stesso. La donna provò a raccontare la storia a delle amiche, ma nessuna le credeva, per loro quel gelso era un albero qualunque. L’incendio? Avrebbe dovuto lasciare almeno dei segni… Non c’era nulla. Rosina, a parere delle altre donne, avrebbe fatto bene a riposare di più.
Poi un mattino ci fu un grande trambusto. Uomini con corde e seghe, carrucole, asce, martelli erano nel giardino, con l’evidente scopo di tagliare l’albero dalle radici. Rosina aprì la finestra e gridò verso quel gruppo: “Che state facenno, pecché ‘o vulite taglià…è nu peccato, ‘na cattiveria… lasciat’o ssta’, jatevenne!” Un contadino che la conosceva, le rispose: “Rusì, ‘a chist’albero asciarrà ‘a statua ‘e Santu Michele pe’‘a chiesa nosta, …nun sì cuntenta? ‘Stu lignammo è legna santa… ‘a mano ‘e n’artista ne farrà ascì l’Arcangele Michele… nuje primma d’’o taglià ‘nce simmo fatto ‘o segno ‘e croce!” Rosina, dalla finestra ammutolì, si segnò e cominciò a pensare a tutte quelle visioni…il giovane uomo, la luce, i colori, il fuoco…
Il lavoro durò ore ed ore. L’albero possente fu tagliato, staccati i rami, tolte le foglie; poi, con l’ausilio delle carrucole, fu issato su di un grande carro, al quale erano legati due buoi. Rosina corse nel piccolo giardino e, in una guantiera, raccolse petali di rose, fiori di paradiso e zagare odorose. Quando il carro, a gran fatica, uscì dal cancello del giardino e passò sotto la sua finestra, gettò sul tronco tutti i petali, gridando: “Viva Santu Michele e tutte l’angele d’o Paraviso!”
Passarono lunghi mesi, quelli piovosi dell’autunno, quelli tristi dell’inverno, freddi e uggiosi, e sempre Rosina all’alba andava a sedersi vicino alla finestra. Le mancava il grande albero di gelso, ma l’idea, che prima o poi l’avrebbe visto trasformato nella nuova statua di San Michele, la riempiva di gioia. Per la nuova chiesa, ricostruita dopo le distruzioni provocate dal devastante terremoto del 1688, occorreva un nuovo simulacro del Protettore ed il popolo non aveva badato a spese. E giunse il tempo. All’alba del 28 maggio 1724 le nuove campane della chiesa di San Michele si sciolsero in un grande suono di festa. Suonavano “a gloria” perché in giornata sarebbe arrivata da Napoli la nuova statua dell’Arcangelo, interamente laminata in oro e argento, un pregevole manufatto opera dello scultore Giuseppe Maresca.
Il Parroco del Piano, don Pietro Mastellone, in piviale con il clero al gran completo ed una moltitudine di popolo, si recò processionalmente a rilevarla alla marina di Cassano. Il bellissimo San Michele, quando scese dalla barca bardata col gran pavese, fu salutato dallo sparo di mortaretti e dal suono delle barche e delle campane di tutto il Piano: la più vicina era quella della Madonna delle Grazie alla Marina. Battimani, ovazioni, evviva, petali di fiori accompagnarono il corteo da Cassano alla chiesa. Rosina piangeva per la gioia e riconobbe, in quella Immagine, il giovane che tante volte aveva visto aggirarsi intorno all’albero di gelso. Le sembrava impossibile che un artista avesse potuto creare da un tronco d’albero una immagine così grandiosa e perfetta. Mentre era assorta nei suoi dubbi e la statua procedeva per la piazzetta di Gottola, uno stuolo di passerotti andò a posarsi sul San Michele, come tra i rami del vecchio, caro gelso. Rosina, non ebbe più dubbi, gridò a gran voce, piangendo: “Viva Santu Michele e tutte l’angele d’o Paraviso!”

CARNEVALE A PIANO DI SORRENTO

manifesti cARNEVALE 2015

04 febbraio 2015

LUNEDI’ 9 FEBBRAIO ORE 14,30 – UN APPUNTAMENTO PER TUTTI I CAROTTESI. NON MANCATE!!!!!!!!!!!

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Partenza di San Michele Arcangelo

per i restauri

prevista per Lunedì 9 febbraio

alle ore 14:30

( tranne imprevisti )

03 febbraio 2015

APPELLO DEL PRIORE DIMORTE ED ORAZIONE

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Carissimi amici quella che vedete è un riproduzione di un particolare di una foto di un venerdì santo degli anni sessanta. In questa foto si vede l'Addolorata sopra una base ( pedana o "paragna") presumibilmente del '700. Quella era la base che ha accompagnato la statua forse fino agli anni settanta per poi essere sostituita da una modestissima base in compensato. Dal duemila abbiamo acquistato una più decorosa ma non del valore di quella "perduta" . Si disse allora che era stata abbandonata nel giardino alle spalle dei locali dell'Arciconfraternita in via Carlo Amalfi. Oggi chiedo aiuto a tutti voi per raccogliere informazioni su quell'opera d'arte ( anche in privato) per poterla recuperare o farla, da fotografie storiche, ricostruire come quella. Qualche vocina sostenne che era diventata una bella base per un tavolo in un salotto con la complicità di qualche sacerdote compiacente. Datemi una mano a ritrovarla per riportarla in processione. Michele Gargiulo, priore

01 febbraio 2015

RIMBOCCHIAMOCI LE MANICHE PER SAN MICHELE

10887570_10204994222006767_5984072747265014243_o Quando si fa parte di una comunità, sia essa il comune, la parrocchia, un'associazione etc. si deve sottostare ad una suddivisione dei ruoli e delle responsabilità. C'è chi in forza della carica rivestita si deve occupare di certe cose e chi di altre, questo nel rispetto delle proprie competenze e mansioni. Rispetto vuol dire che se io ho il dovere, o ho la possibilità, di effettuare una certa operazione la debbo compiere senza rinfacciare ad altri, che rivestono altri ruoli, di esser bravi solo a parlare mentre io agisco. Magari quella persona altro non puo' fare per quel problema che parlare in quanto non ha la possibilità di attivarsi o perchè non ha potere o perchè non è stato coinvolto. Se ad esempio in un comune vi è una strada dissestata il comune cittadino altro non puo' fare che "parlare" mentre l'amministrazione ha il compito di agire e di certo lo farà senza rinfacciare al cittadino si esser buono solo a parlare.
Venendo all'operazione restauro della Statua di San Michele un plauso va all'Arciconfraternita Morte ed Orazione per aver preso l'iniziativa ma si ricordi che quell'Icona è un patrimonio di tutti i carottesi e che quindi è suo preciso dovere coinvolgere tutti nella raccolta fondi. La mia proposta è la costituzione di un comitato civico, guidato dal Priore dell'Arciconfraternita, composto da persone disposte a regalare un po' del loro tempo e delle loro forze alla causa. Queste persone potrebbero, in prima istanza, iniziare a girare casa per casa per raccogliere l'obolo che ogni cittadino vorrà elargire e poi pensare ad organizzare eventi, serate etc. in cui i ricavati siano destinati al fondo per il restauro. Voglio sommessamente ricordare che un caso analogo avvenne all'epoca del terremoto quando l'amministrazione laica della parrocchia (ora inesistente e da eleggere) girò tutto il paese per raccogliere fondi per il restauro della Basilica. Credo e spero che saremo in tanti a rispondere all'appello ed a metterci all'opera per il nostro "inclito protettore" ovviamente la mia disponibilità è piena sin da ora. Aspettiamo quindi con ansia l'appello del Priore per metterci all'opera, in fondo il "giuspatronato" oltre a dei diritti impone dei doveri, ed il fatto che i primi non siano stati ancora rispettati non ci esime da osservare i secondi.

EVENTI A PIANO DI SORRENTO

Per tutte le informazioni sugli eventi a Piano di Sorrento vista http://piano200.blogspot.com curato dallo stesso autore di questo blog