10 gennaio 2026

Ma quando è nato Piano di Sorrento? Una riflessione storico-giuridica

 


 

La domanda posta nel titolo non è meramente celebrativa né nominalistica, ma investe un nodo centrale della storia istituzionale locale: l’identità giuridica del Comune di Piano di Sorrento. L’opinione secondo cui l’attuale Comune sarebbe nato nel 1808 è ampiamente diffusa e, in occasione del bicentenario celebrato nel 2008, è stata assunta quasi come dato incontrovertibile. Tuttavia, un’analisi rigorosa delle fonti normative e della storia amministrativa suggerisce una lettura più problematica e, per certi aspetti, radicalmente diversa.

È indubbio che il 9 gennaio 1808 rappresenti una data di grande rilievo storico. In quel giorno, con decreto del Re di Napoli e di Sicilia Giuseppe Napoleone Bonaparte, l’Università del Piano ottenne l’autonomia dall’Università di Sorrento, acquisendo piena soggettività amministrativa. Da quel momento Piano divenne un ente distinto, dotato di autonomia propria. Tale ente, nel corso del XIX secolo, consolidò la propria fisionomia istituzionale: nel 1864 assunse la denominazione ufficiale di Piano di Sorrento e nel 1866, con la nascita del Comune di Sant’Agnello, vide definire in modo pressoché definitivo il proprio assetto territoriale.

Fino a questo punto, la continuità dell’ente appare evidente. Tuttavia, il nodo decisivo della questione emerge nel XX secolo, e precisamente nel 1927. Con il regio decreto del 18 maggio 1927, emanato nell’ambito della riorganizzazione amministrativa imposta dal regime fascista, il Comune di Piano di Sorrento cessò formalmente di esistere. Non si trattò di una mera fusione paritaria né di una temporanea sospensione delle funzioni: l’ente venne giuridicamente soppresso e inglobato nel Comune di Sorrento, insieme ai Comuni di Meta e Sant’Agnello.

Questo passaggio costituisce una cesura istituzionale netta. Dal punto di vista del diritto amministrativo, la soppressione di un comune comporta l’estinzione della sua personalità giuridica. Con il provvedimento del 1927, l’ente nato nel 1808 perde definitivamente la propria autonomia, i propri organi e la propria continuità amministrativa. In altri termini, quel Comune termina la propria esistenza storica e giuridica.

È proprio su questo punto che si fonda la tesi qui sostenuta: non può esistere continuità tra un ente soppresso e un ente successivamente ricostituito, se tra i due non vi è continuità giuridica. Quando, il 24 aprile 1946, Piano di Sorrento viene nuovamente scorporato dal Comune di Sorrento e ricostituito come ente autonomo, non si assiste alla “riattivazione” del Comune del 1808, bensì alla nascita di un nuovo soggetto giuridico, seppur insistente sul medesimo territorio e portatore della medesima denominazione.

La differenza non è solo formale, ma sostanziale. Tra il 1927 e il 1946 manca qualunque continuità amministrativa: non vi sono organi elettivi propri, non vi è autonomia contabile, non vi è personalità giuridica distinta. Il Comune di Piano di Sorrento, in quel periodo, non esiste come ente. Pertanto, l’attuale Comune non può rivendicare una linea di continuità diretta con quello istituito nel 1808, poiché tale linea è stata interrotta da un atto di soppressione pienamente efficace sul piano giuridico.

Alla luce di queste considerazioni, risulta storicamente legittimo — e giuridicamente più corretto — affermare che l’attuale Comune di Piano di Sorrento nasca il 24 aprile 1946, data dalla quale decorre una continuità amministrativa ininterrotta fino ai giorni nostri. Di conseguenza, il 2026 segna l’ottantesimo anniversario della nascita del Comune così come oggi lo conosciamo.

Questa ricorrenza assume un valore simbolico ancora più forte se collocata nel contesto storico nazionale: l’80º anniversario della ricostituzione del Comune coincide con l’80º anniversario della Repubblica Italiana e con l’affermazione del suffragio universale femminile. Tre eventi accomunati da un medesimo significato: la rinascita della democrazia, delle autonomie locali e dei diritti civili. Celebrare il 2026 significa, dunque, non solo ricordare una data, ma riaffermare un’identità fondata sulla libertà, sull’autogoverno e sulla partecipazione democratica.

26 settembre 2025

Ripensare la Festa di San Michele: tra tradizione e necessità di rinnovamento

Scrivo queste riflessioni alla vigilia della Festa di San Michele, con la consapevolezza che esse non vogliono costituire una critica all’edizione imminente, ma piuttosto un contributo al dibattito su ciò che la manifestazione potrebbe e dovrebbe diventare.

La percezione diffusa è che la festa, così come oggi viene organizzata, risulti sempre più anacronistica. Il contesto sociale, culturale ed economico nel quale essa era nata è profondamente mutato, e con esso è cambiato anche Piano di Sorrento. Di conseguenza, appare ormai inevitabile ripensarne la struttura, compiendo – se necessario – quello “strappo alla tradizione” doloroso ma salutare, che consenta di salvaguardarne lo spirito attraverso nuove forme.

Alle origini, la Festa di San Michele si configurava come una fiera popolare: al centro vi erano l’artigianato, con particolare riferimento al vimini, e l’atteso concerto di musica leggera in piazza, preceduto il giorno prima da quello bandistico. Le bancarelle proponevano oggetti utili alla civiltà contadina, oltre a piccoli manufatti o invenzioni dal fascino effimero, che spesso si rivelavano di scarsa utilità una volta portati a casa.


Oggi, quel mondo è scomparso. L’artigianato in vimini è pressoché estinto, la cultura rurale si è dissolta, e gli stessi oggetti che un tempo popolavano le bancarelle si trovano facilmente nei negozi o, ancor più comodamente, in rete. Quanto alla musica, il concerto in piazza aveva allora una funzione centrale: la fruizione musicale era limitata al vinile, ai jukebox, alla televisione di Stato e al cinema dei “musicarelli”, cosicché l’esibizione dal vivo rappresentava un’occasione rara e preziosa. Gli stessi artisti vi partecipavano volentieri per promuovere i propri lavori, con cachet sostenibili anche per i comitati organizzatori.

La realtà odierna è radicalmente diversa. La musica è accessibile ovunque e in qualsiasi momento, attraverso piattaforme digitali e canali televisivi; i grandi concerti richiedono ormai investimenti fuori portata per una festa patronale; e gli spazi adeguati non sono più le piazze cittadine, ma arene e location metropolitane. Illudersi di riproporre lo stesso modello significa ostinarsi in un accanimento terapeutico verso un format superato, “ucciso” dall’evoluzione dei tempi.

Molte altre feste patronali hanno già compreso questa esigenza, rinnovandosi senza smarrire la propria identità. Forse è tempo che anche la Festa di San Michele percorra la medesima strada.

Il futuro potrebbe guardare a fiere espositive di artigianato di qualità o di prodotti agroalimentari locali, puntando sull’eccellenza del territorio. Potrebbero essere valorizzati spettacoli folklorici – dagli sbandieratori ai suonatori di tammorra – insieme a momenti di cabaret, artisti di strada, illusionisti e altre forme di spettacolo popolare. Una delle serate potrebbe trasformarsi in una grande sagra in Piazza Cota, ricalcando il successo della “Festa della Pizza” che per anni ha animato la comunità.

In sintesi, ciò che occorre non è un abbandono della Festa di San Michele, ma un suo coraggioso ripensamento. Per sopravvivere e restare vitale, la festa deve liberarsi dai modelli superati, trovare nuove forme espressive e valorizzare la creatività locale, coniugando tradizione e innovazione. Solo così potrà continuare a vivere, con mezzi economici limitati ma con la forza inesauribile della fantasia e della qualità.

18 aprile 2025

Salviamo l’Inno del Calvario: un appello per il futuro delle nostre tradizioni

Scrivo queste riflessioni nel giorno del Venerdì Santo 2025, mosso da una sincera e profonda passione per le nostre Tradizioni. Se si domandasse a un carottese, di qualunque età, quale sia l'inno che più rappresenta la Settimana Santa a Piano, sono certo che la risposta della stragrande maggioranza sarebbe
: "Al Calvario".

È l’inno che portiamo impresso nel cuore, inciso nel nostro DNA. Le sue note sembrano risuonare perfino nelle pietre delle nostre strade, tanto da rendere inimmaginabile una Settimana Santa senza il loro struggente eco.

Ne è prova quanto accadde nel 2022, quando – a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia – i cori dei bambini e dei ragazzi non poterono prendere parte alle processioni. Giunti all’altezza della piazza principale, il coro del Miserere interruppe l’esecuzione del salmo per far risuonare le note del Calvario. Non si poteva – non si doveva – farne a meno. Anche nel silenzio imposto, quel canto doveva trovare voce.

Eppure, da anni, assistiamo con preoccupazione a una costante e significativa diminuzione del numero di bambini e ragazzi che danno vita a questo coro. Nella notte appena trascorsa, erano soltanto venticinque a intonare l’inno, e temo che questa sera il numero non sarà molto diverso.

Le cause di questo calo sono in parte demografiche: la diminuzione delle nascite è un fenomeno che nessuna confraternita può contrastare. Ma ciò non basta a spiegare una flessione così drastica. Altri cori composti da bambini e bambine, infatti, continuano a essere vivaci e numerosi.

A mio avviso, il nodo centrale è rappresentato dalla composizione del coro del Miserere che, da quando a Piano si è adottata la versione del Selecchy, accoglie anche i più piccoli, sottraendo di fatto linfa e voci al coro del Calvario.

Se davvero desideriamo salvaguardare quello che è, a tutti gli effetti, l’inno identitario della nostra comunità, è necessario agire con decisione e senza ulteriori indugi. Le proposte che avanzo sono due:

  1. Stabilire un limite d’età per l’accesso al coro del Miserere, ad esempio fissato ai 16 anni. I ragazzi al di sotto di questa soglia dovrebbero partecipare esclusivamente al coro del Calvario, com’era tradizione.

  2. Aprire il coro del Calvario anche alle bambine e alle ragazze, attingendo, ad esempio, a coloro che già animano con passione il coro del Genti Tutte. L’esclusione femminile dalla Processione Nera rappresenta oggi un'anomalia sempre più difficile da giustificare e difendere. Un primo passo verso una maggiore inclusività, proprio attraverso il canto, potrebbe ridare slancio e futuro al nostro coro più rappresentativo.

Comprendo bene che queste proposte potrebbero suscitare perplessità o resistenze, soprattutto tra i confratelli più legati alla tradizione. Ma la storia – come la parità tra i sessi – non si può fermare. Prima o poi, queste aperture arriveranno. Perché allora non iniziare ora, nel segno della consapevolezza e dell’amore per ciò che siamo stati e vogliamo continuare ad essere?

10 marzo 2024

ESSERE PROCESSIONE...


Il 14 febbraio su Facebook veniva pubblicato un bel post dedicato ad un amico che non c’è più e, proprio per la sua bellezza, ho preferito non intervenire subito su un passaggio che non mi trova assolutamente concorde. Ve lo trascrivo:

“E' così: “Essere” Vela, “Essere” Lampione, “Essere” Corona di Spine e così via per ogni simbolo, labaro o croce. Si è Processione, non si può "essere" altro! L’altro è l’escluso, lo spettatore che può solo intuire ciò che si tramanda di padre in figlio, di nonno a nipote. Solo se si è, si possono capire, nel profondo, parole così piene di passione, pronunciate da chi vive il dramma della malattia. Solo se si è, si riesce, chiudendo gli occhi, a vedere ancora Tonino tenere testa, con la sua vela, al vento che da mare soffia forte sulla terrazza della Ripa di Cassano.”

Quindi secondo l’estensore solo il participante puo’ “Essere Processione”, gli spettatori sono esclusi e non possono capire nel profondo la passione per i nostri Riti. Bene a mio modesto avviso la Processione ha senso, esiste, solo se esistono coloro che attendono gli incappucciati a bordo strada, in loro assenza lo stesso corteo perde gran parte del suo significato fino a poter dire che quasi esso non esiste.

Chi mi legge, legittimamente, dirà che è una mia opinione ma mi permetto di sottoporvi un ragionamento legato alla foto che pubblico e che fa parte di un vero book fotografico. Anno 2021, in seguito all’epidemia di Covid i cortei della Settimana Santa non poterono sfilare per motivi di sicurezza. Un solitario incappucciato nella notte di Venerdì Santo decide di prendere una statuina dell’Addolorata e percorrere in solitario le vie del paese. Gesto bellissimo e nobile, già effettuato con le stesse modalità nel 2020 ma portando una croce. Ma pensateci bene… di quei due gesti “solitari” vi sono le fotografie quindi se ne deduce che l’incappucciato proprio solitario non era perchè vi era qualcuno a scattarle, quel qualcuno non era di certo lì per caso ma o era un altro confratello o, più probabilmente, un fotografo chiamato dall’incappucciato solitario (che credo sia lo stesso che il 14 febbraio ha pubblicato il bellissimo post). Ora è del tutto evidente che agli occhi del confratello mica tanto anonimo il gesto che lui compiva senza un pubblico non aveva senso e quindi si è premurato di chiamare qualcuno affinchè con le fotografie il suo “corteo” avesse un pubblico seppur a distanza. Lui in quel momento, seppur inconsciamente, sentiva che la Processione, sia di uno o di mille persone, necessità per essere pienamente compiuta del pubblico. Altro che esclusi, gli spettatori sono la Processione al pari di chi sfila, e proprio quelle foto sono la testimonianza inconfutabile che anche lui la pensa così ma non ha la forza di ammetterlo! Dico di più, l’intera Piano “è Processione”, chi sfila come chi attende il passaggio, chi canta come chi in silenzio attende lo sfilare dei cortei da finestre e balconi e TUTTI possono sentire nel profondo il significato e la solennità di quei Riti, il discrimine non è la partecipazione come incappucciato o corista ma nella sensibilità personale. State pure tranquilli che anche tra coloro che sfilano ci sono persone che nel profondo non hanno mai capito l’importanza di quel gesto! Sempre il Covid ci ha dimostrato con i fatti che Piano è, nella sua interezza, Processione e l’assunto è di facile dimostrazione. Sempre anni 2020 e 2021, assenza dei cortei, ebbene in tantissimi in quei tristi giorni si organizzarono in proprio e dai balconi e dalle finestre fecero echeggiare i suoni della nostra Settimana Santa alle ore che avrebbero visto i cortei passare nelle loro vie. Al tramonto del Giovedì Santo, nella notte e nella sera del Venerdì Santo fu un risuonare di via in via, di parco in parco dele note del Miserere e del Calvario, del Genti Tutte e del Fra Immensi, un grande gesto di amore di un popolo verso le proprie tradizioni e la propria storia. Tutto ciò mentre qualche addetto ai lavori definiva queste iniziative dei “surrogati” evedintemente capendo poco o niente di questi Riti, lui si escluso ed inutile! Inoltre chi ha pubblicato quel post scrive che l’amico scomparso continuerà a sfilare con i propri confratelli, anche in questo caso scopre cose che molti di noi sapevano da tempo. La processione visibile è solo una picolissima parte della processione che realmente sfila, insieme agli incapucciati contemporanei sfilano ogni anno tutti gli incappucciati che nel passato e nel futuro hanno indossato o indosseranno il sacco, ai bordi delle strade oltre agli spettatori contemporanei ci sono ogni anno i carottesi passati e futuri, gli avi di secoli fa insieme ai nipoti che verranno fra mille anni sono lì presenti in una notte magica ed unica. Negli due anni del Covid essi sfilarono da soli invisibili ai più ma vivi e presenti per noi carottesi come lo sono e lo saranno per sempre. Questa è la magia dei nostri riti e delle nostre tradizioni!

03 marzo 2024

PIONIERI


Sabato scorso, 2 marzo, si è svolto a Piano il gemellaggio tra l’Arcicofranternita carottese della SS. Annunziata e quella del SS. Crocifisso di Sessa Aurunca. Evento suggestivo che ci ha fatto conoscere gli usi di un paese a noi vicino geograficamente ma che vive i Riti della Settimana Santa in maniera diversa dalla nostra. Dai loro cori, dalle loro funzioni si nota come il tutto abbia un’atmosfera più austera, il Miserere da noi cantato con coro e banda e “travolgente” a Sessa Aurunca ritorna alle origini essendo eseguito da tre voci e essendo simile ad un lamento, un pianto. Durante l’evento ho potuto constatare come anche l’architettura delle chiese influisca sui Riti che vi si svolgono, le nostre sono chiese barocche ed i riti sono ampollosi e sfarzosi anche nel dolore del Venerdì Santo, a Sessa Aurunca invece vige l’austero stile romanico ed austeri sono anche i Riti. E’ stato un piacevole salto in un altro mondo, vicino ma lontano.

Ma l’altra cosa che mi ha colpito è il sempre più frequente uso delle nuove tecnologie da parte delle Confraternite, sabato, a causa del numero di pagine elevato, il sussidio per seguire la cerimonia è stato distribuito in modalità informatica mediante un qrcode da scansionare che conteneva l’indirizzo web da cui procedere al download. Ottima idea che apre le porte a tante possibili iniziatiche che sposino la tradizione con l’innovazione. Tanta acqua sotto i ponti è passata dal lontano 2005 dove io per primo portai sul web le nostre confraternite con immagini e suoni grazie al mio sito www.pianoincipit.com. Allora fui visto quasi come un eretico, nessun materiale mi venne concesso e dovetti ripiegare su le mie registrazioni amatoriali e le mie foto da dilettante. Sembrava che il portare i nostri Riti in rete fosse un peccato mortale, per qualche anno il mio sito venne mal sopportato ed invece… invece ero un semplice pioniere, avevo visto prima quello che una quindicina di anni dopo sarebbe ineluttabilmente avvenuto. Ora molte confraternite hanno un proprio sito, quasi tutte hanno svariati account social (social che nel 2005 era ancora inesistenti) e finalmente si decide di adoperare la rete anche come sussidio ai Riti. Confido che non passino altri 15 anni prima che l’altra mia convinzione diventi realtà e ciò lo “sfruttamento” a fini anche turistici delle nostre tradizioni. In Spagna già avviene da tempo, le Confraternite producono e commercializzano in proprio gadget, pubblicazioni, video e altro destinate ai turisti e con i proventi contribuiscono al finanziamento dei sodalizi. Cosa c’è di male a monetizzare direttamente ciò che si produce con tanto amore, commercializzare libri, foto ma anche portachiavi, statuine e ricordini vari degli incappucciati servirebbe sia a diffondere le nostre tradizioni nel mondo sia a finanziare e rendere più belle le nostre processioni. Lo so che oggi molti diranno che sono un visionario, un eretico… ci risentiamo fra qualche anno….

P.S. Altro passo fondamentale deve essere far partire subito l'iter per il riconoscimento dei Riti della Settimana Santa in pensola sorrentina come patrimonio immateriale dell'umanità da parte dell'UNESCO. Mi chiedo cosa si stia aspettando a metter su un gruppo di lavoro per raggiungere quest'obiettivo cui già puntai come Presidente della Proloco nel 2010 (insieme con altre persone) e che per vari motivi non riuscimmo a concludere 

16 luglio 2022

GIUSPATRONATO FAI DA TE? NO GRAZIE....


Sul numero di Agorà di oggi leggo un'interessante intervista a Fabrizio d'Esposito sul tema del Giuspatronato in gran parte condivisibile se non per l'idea finale. Che il silenzio del nostro Vescovo sia arrogante e irrispettoso non posso che condividerlo anche perchè, a differenza di coloro che hanno abbracciato la causa in questi ultimi mesi, io questo cose le dico da 16 anni. La soluzione però proposta mi sembra alquanto balzana e controproducente. Si propone infatti una sorta di elezione fai dai te con dei gazebo posti fuori la Basilica proponendo una terna di nomi tra cui anche l'Amministratore parrocchiale uscente. L'idea se realizzata e se avesse una partecipazione massiccia, cosa di cui non dubito data l'eventuale presenza nella terna di don Pasquale, sarebbe certamente un gesto simbolico di enorme rilevanza ma altrettanto enorme sarebbe la sua inutilità oltre che la sua dannosità per la causa a cui molti di noi tengono. Di fronte ad un gesto sconsiderato come questo di certo la diocesi alzerebbe non un muro ma una vera e propria fortezza e sarebbe la vera tomba per il nostro diritto secolare. Inoltre non si capisce chi sarebbero gli altri due prelati da inserire nella terna destinandoli a fara da vittime sacrificali, poi mi chiedo se questi due malcapitati dovrebbero prestare il consenso per essere inseriti in una farsa del genere che per loro comporterebbe solo una inutile umiliazione. Non immagino nemmeno se poi gli organizzatori di questo gesto simbolico pensassero di inserire nella terna il nome dell'Amministratore parrocchiale entrante.... sarebbe un disastro immane per la nostra Parrocchia!

Spero vivamente che tale progetto sia solo una provocazione e credo che la via giusta da tentare sia quella proposta nell'incontro in Basilica dal Priore Michele Gargiulo. Bisogna portare in Consiglio Comunale la proposta di riconoscere il diritto di Giuspatronato come patrimopnio culturale della collettività e da lì partire per riconoscimenti ancora più elevati a livello regionale, nazionale e, perchè no, internazionale. Se non si trova un consigliere che faccia da interlocutore per tale iniziativa lo Statuto Comunale prevede la possibilità che siano i cittadini a proporlo al consiglio comunale raccogliendo sulla proposta almeno 700 firme. Ecco se si vuole veramente realizzare un atto simbolico di enorme valore si mettano i gazebo fuori la basilica ma non per una votazione degna dei migliori film della commedia all'italiana ma per raccogliere le firme necessarie a portare all'attenzione del nostro Consiglio Comunale la proposta, lo si faccia in ogni chiesa di Piano e sono sicuro che le firme arriveranno!

03 luglio 2022

IL POTERE DELLA TRADIZIONE

Stamattina si è svolta la Processione della Madonna delle Grazie di Marina di Cassano, come detto nel post precedente per la prima volta non era prevista la sosta in Piazza Cota in spregio ad una tradizione secolare e per motivi sinceramente incomprensibili. La decisione insensata pare sia stata presa dalla Chiesa, quindi da don Pasquale, con quanto meno l'accondiscendenza degli organizzatori del momento in Piazza Cota (Arciconfraternita della Morte ed Orazione) e nel disinteresse dell'amministrazione comunale in quanto le processioni non l'organizza il comune ma almeno dovrebbe interessarsi di tutelare le nostre tradizioni. Comunque stamattina ci ervamo rassegnati a veder sfilare la processione per la piazza senza fermarsi per il consueto saluto, ed invece.....

Invece alle ore 9,03 (dati presi dalle fotografie scattate) la vela percorsa la piazza e giunta al momento di reimmetersi sul corso si ferma. La coda della processione occupa ancora il corso e quindi il traffico è fermo, nulla le impedisce di continuare ma lei e lì FERMA. La processione termina di sfilare sul Corso ed ora è tutta all'interno in Piazza, la vela è sempre ferma lì e il traffico ricomincia a scorrere sul corso. La sosta dura 15 minuti, poi la pèrocessione riprende il suo cammino e lascia la piazza alle 9,25.

In quei 15 minuti quella vela ferma lì in Piazza ha rivendicato inconsapevolmente la forza della Tradizione, di un popolo che difende ciò che i padri ci hanno tramandato. In quei minuti mi è parso di sentire la voce di don Alberto "Ragazzi, ma che caspita state combinando.... ora ci penso io", subito raggiunto dal Priore Giosuè "Don Alberto vediamo un po' che possiamo fare". Mi piace pensare che le loro mani insieme abbiano fermato quella vela, abbiano obbligato ad una sosta forzata sia la barchetta che la statua della Madonna, che insieme abbiano "apparato" al guaio che altre menti, ottuse e che ignorano la nostra storia, stavano per combinare e solo dopo che Giosuè abbia esclamato il suo tradizionale "viva la Madonna delle Grazie, viva la Marina di Cassano, viva Piano di Sorrento" la processione sia potuta ripartire. La speranza è ora che in futuro TUTTI rispettino di più le nostre Tradizioni, considerandole patrimonio prezioso della collettività e non orpelli da gestire a proprio piacimento o peggio carnevalate. Che siano in molti a lottare per esse, senza paura!


EVENTI A PIANO DI SORRENTO

Per tutte le informazioni sugli eventi a Piano di Sorrento vista http://piano200.blogspot.com curato dallo stesso autore di questo blog